Studio-notarile- Gabriella Dibendetto

Quanto  COSTA UNA FIRMA

 

Dietro ogni firma notarile non c’è solo un atto.

C’è un percorso fatto di studio, sacrificio, responsabilità e profondo senso della giustizia.

Questa pagina racconta chi sono, come lavoro e quali valori guidano ogni mia scelta professionale.

Notaio  GABRIELLA DIBENEDETTO

 

Ho sempre amato studiare, ma è all’università che ho scoperto la mia dimensione ideale: all’autonomia nello studio si coniugava la passione vera per le materie di cui mi occupavo.

Studiando intensamente, ho sempre avuto modo di sperimentare che alla semina conseguiva il raccolto: cioè che bastava studiare con serietà per ottenere un buon risultato.

Mi sono laureata all’Università di Ferrara a 24 anni appena compiuti, emozionandomi soprattutto per quel riconoscimento ufficiale di “operatrice del diritto” (io che sono romanticamente innamorata della Giustizia).

Dopo aver conseguito anche il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali presso la Scuola Redenti dell’Università di Bologna, ho iniziato a prepararmi per il concorso notarile, portando con me l’ingenua convinzione che bastasse studiare con serietà, come avevo sempre fatto, per raggiungere l’obiettivo.

Ci ho messo quasi 7 anni per superare il concorso, 7 anni enormemente pesanti. Sono stati anni di studio intensissimo, di momenti di grinta alternati a momenti di sconforto, di ingiustizie viste e subite.

Chi non ha mai avuto a che fare con questo percorso, direttamente o di riflesso, non immagina neanche lontanamente quanto sia difficile superare questo concorso; o piuttosto, come usavo dire, quanto sia facile non superarlo.

Significa studiare un’enorme mole di materie giuridiche, ristudiarle e ristudiarle ancora, fino a far confondere sui libri i colori di pastelli, pennarelli ed evidenziatori; aggiornarsi con le riviste di settore e gli Studi pubblicati dal Consiglio Nazionale del Notariato; frequentare Scuole notarili (io personalmente da Bologna a Roma).

Studio notarile Pordenone Notaio Gabriella Dibenedetto

Ma il problema vero è che per la prima volta nella mia vita mi sono scontrata con l’evidente realtà che stavolta non bastava, no, ammazzarsi di studio per raggiungere il risultato; oltre allo studio gigantesco, occorreva anche la capacità pratica di individuare la soluzione delle tre astruse tracce concorsuali (non diritto, ma fantadiritto), redigere tre atti formalmente e giuridicamente validi, motivare le soluzioni adottate sperando che fossero in linea con quelle della Commissione (la cui discrezionalità è sovrana) e trovare anche il tempo (nelle 8 ore di prove giornaliere, per i 3 giorni di fila del concorso) di scrivere un tema prettamente teorico su 3 o 4 argomenti scelti dalla Commissione.

 

Il tutto senza morire di fame, di sete (per non perdere tempo prezioso per mangiare o andare in bagno) o di soffocamento (posto che le prove si svolgevano a Roma in locali sotterranei minuziosamente barricati, con tanto di scotch alle finestre), rifiutando persino il soccorso medico perché significa invalidare la prova.

La prova fisica non è stata nemmeno la cosa peggiore, perché quella viene dopo lo scritto: l’attesa.

L’attesa interminabile per conoscere i risultati di quegli scritti (in media 18 mesi), per un nuovo bando di concorso in uscita (in media, uno ogni 18 mesi) per il quale rimettersi, per l’ennesima volta, a studiare (non conoscendo i risultati dello scritto già sostenuto).

E poi l’ansia: sapere che si hanno solo 5 consegne a disposizione per poter sostenere il concorso, quindi dovendo anche decidere, nei 3 giorni concorsuali, SE consegnare (dopo anni di studio e di attesa) o se non farlo (un dolore peggiore di qualsiasi bocciatura).

Cercare di soffocare il pensiero che non riuscendo a superare il concorso tutto il sudore, gli anni, i soldi investiti non potrebbero essere “riciclati” in alcun modo, stante la specificità delle materie approfondite. Qualcosa di molto simile alla preparazione per le Olimpiadi.

Notaio  GABRIELLA DIBENEDETTO

E nel frattempo vedere che la vita, all’apparenza sempre uguale per me, proseguiva invece per gli altri.

E magari sentire battute superficiali e ignoranti di chi mi chiedeva come mai non avessi ancora superato il concorso pur avendo ben due genitori Notai. Il luogo comune vuole infatti che “tutti i Notai siano figli di Notai”; eppure solo il 18% lo è.

E in ciò non c’è nulla di strano, se ci si pensa: non è raro che un figlio segua le orme dei genitori, non per costrizione (io non ho mai subito alcuna costrizione in relazione al mio percorso di studi, che ho scelto con assoluta libertà e naturalezza) ma semplicemente perché certe competenze si “trasmettono con il DNA”, soprattutto se si è abituati a sentire certi discorsi e a frequentare un certo ambiente lavorativo fin da piccoli (io, per esempio, da bambina andavo allo studio con la mia mamma, e mentre lei lavorava io facevo i compiti).

La chiave di volta, nel mio caso, è stata iniziare a lavorare con i miei genitori. Frequentando i loro studi come segretaria e facendo la gavetta, ho iniziato ad acquisire quel taglio pratico e quella forma mentis che mi hanno permesso (coniugandosi con la preparazione teorica affinata in anni di studio) di superare il concorso.

La cosa meravigliosa è che il momento in cui si scopre di avere superato lo scritto cancella tutto, anche se improvvisamente si viene proiettati dentro un vortice fatto di nuove cose da studiare in brevissimo tempo. Me lo ricordo ancora, quel 14 dicembre 2020, il giorno che ha cambiato la mia vita dopo oltre 10 anni dalla laurea.

Pochissimi mesi e ho sostenuto l’orale al Ministero, poi il tirocinio e poi ancora qualcosa di già conosciuto: l’attesa. Sono stata iscritta a Ruolo (quindi ho cominciato a lavorare) il 10 marzo 2022, circa 3 anni dopo le prove scritte. Ma stavolta è stata un’attesa bella, leggera.

Questa ovviamente è solo la mia esperienza, non è la storia di tutti ma è la storia di molti e ritenevo giusto che si sapesse.

Spero che chi sarà arrivato in fondo a queste righe, adesso, sia più consapevole di quanto costa la firma di un Notaio. Costa eccome. Costa sacrificio e abnegazione, speranza disillusa, frustrazione, ingiustizie e paura.

Solo l’enorme passione per questo lavoro, che va vissuto come missione e che consente di accompagnare i clienti nei momenti fondamentali della propria vita, può far dimenticare tutto questo.

Notaio GABRIELLA DIBENEDETTO

Il mio MODO DI LAVORARE

Il mio lavoro si fonda su un metodo chiaro, rigoroso e umano,
pensato per accompagnare il cliente in ogni fase con consapevolezza e serenità.

Ascolto

Ogni pratica nasce dall’ascolto attento delle persone e delle loro reali esigenze.

Analisi

Ogni situazione viene analizzata con rigore giuridico e fiscale, senza soluzioni standard.

Chiarezza

Spieghiamo ogni passaggio in modo semplice e trasparente, perché il cliente sappia sempre cosa firma.

Tempistiche

Operiamo con efficienza per garantire tempi adeguati, nel rispetto della complessità della pratica.

Firma

La firma conclude un percorso costruito con responsabilità, cura e piena consapevolezza.

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“Il diritto non è un insieme di formule,
ma uno strumento al servizio della convivenza civile.”

Piero Calamandrei